-All’amato nell’imminenza dell’addio- (Dedicata all’amica C.G.)

Ti lascerò andare, amore
Al termine del tuo doloroso viaggio.
Scioglierò la nostra catena di rose
E libererò la tua mano dalla mia forte stretta.
Con le lacrime laverò e profumerò il tuo viso
Per poi asciugarlo con i miei capelli
E di sorrisi e baci lo cospargerò
Per accompagnare il tuo sonno.
Ma
Al di là della strada
Fermati,
Chè il mio saluto sarà breve.
Un istante sarà il mio tempo
Trascurabile punto nell’eterno
Che ci attende.

A. S.
22/09/2014
(Tutti i diritti riservati)

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“Pazzie di settembre”

Cantavano  i poeti dell’autunno
Dalle foglie caduche gialle e molli
Dei colori rossastri di settembre
E del canto sommesso degli uccelli.

Io canto d’una scrivania, sempre la stessa
E di una penna con un marchio rosso,
Di nuvole vissute alla finestra
E volti assenti, fatui e sofferenti.

Canto di lunghe ore di lavoro
D’ascolto, di paure e bizzarrie.
Il mio settembre sta sui loro visi
Sempre gli stessi, da troppi anni in qui.

Gli anni che vanno vedo in faccia a loro
E dopo in me allo specchio li ritrovo.
Noi carcerati tra le stesse mura
Al freddo inverno insieme giungeremo.

A. S. 27/8/13

Questa poesia, da riferirsi alla mia attività di psichiatra presso una lungodegenza, è appena stata premiata con segnalazione di merito con targa e attestato, insieme ad altre 149 su un totale di ben 2160 poesie pervenute al premio per il III concorso nazionale di poesia intitolato ad Alda Merini, la cui premiazione si è svolta sabato 3 maggio a Catanzaro. Il premio ha avuto 5 vincitori assoluti; il primo classificato è il prof. Dante Maffia, candidato al premio Nobel per la letteratura. Una bella soddisfazione per me!

“I terroristi sono miei fratelli”, di Luciano Piras – recensione di A. Soddu

 

“I terroristi sono miei fratelli.
Don Bussu, il cappellano che piegò lo stato”.
Di Luciano Piras
Pag.205
andel@sedizioni, 2013

 

Nelle sue lettere ai re e governanti del mondo, scritte a partire dal 1867 ad Adrianopoli, il mistico iraniano Bahà’u’llàh scriveva: “Un solo atto di giustizia è dotato di tale forza da innalzare la polvere a tal punto da farla salire oltre il cielo dei cieli. Può strappare ogni legame e ha il potere di ristorare la forza spenta e svanita…”

Ne “I terroristi sono miei fratelli” di Luciano Piras, giornalista della Nuova Sardegna e scrittore (La favola del re storpio, 1999; Istentales: la musica dai cieli di Barbagia, 2003; Lodè: storia e storie, 2004; Liberi dentro. Istentales: un tour nelle carceri, 2010), è descritto, appunto, un atto di giustizia: quello che ha cambiato il corso della storia di una nazione e la strada tortuosa della vita di alcuni dei personaggi che di tale atto sono stati i destinatari, quello la cui forza è stata tale da “innalzare la polvere” e trasformare dei cuori umani.

Autore di quell’atto, andato oltre le intenzioni,  è stato don Salvatore Bussu, classe 1928, sardo, direttore del settimanale della diocesi nuorese “L’Ortobene” e cappellano del carcere nuorese di massima sicurezza di Badu  ‘e Carros fino al dicembre del 1983.

Luciano Piras trae spunto dalla vicenda che vide coinvolto il sacerdote per affrontare, a volta in asciutto ed essenziale stile giornalistico, a volte in forma di intervista al protagonista, una disamina del sistema carcerario italiano e proporre una visione critica, senza essere distruttivo, dello Stato e della Chiesa di quegli anni, con frequenti incursioni nei nostri giorni.

L’epoca nella quale la vicenda si colloca è quella dei famigerati anni di piombo del terrorismo operato dalle Brigate Rosse.

“Per una singolare coincidenza quasi tutti i quotidiani del 28 dicembre 1983 riportavano in prima pagina l’immagine di Papa Wojtyla seduto faccia a faccia  dinanzi al suo attentatore Ali Agca in una cella di Rebibbia,  a Roma. Nelle pagine interne, invece, ospitavano diversi servizi sullo scandalo sollevato da un umile prete di periferia, don Salvatore Bussu: il cappellano del supercarcere nuorese di Badu  ‘e Carros che si era schierato apertamente dalla parte dei terroristi che da poco meno di un mese digiunavano per protesta contro l’ordine costituito, lo Stato”. (pag.9)

L’attività pastorale di don Bussu si intreccia con le vite di nomi famosi del terrorismo di quegli anni: Alberto Franceschini, Claudio Pavese, Massimo Gidoni, Rocco Micaleto, Francesco Bonisoli, Roberto Ognibene. I sei, detenuti nella sezione speciale del carcere barbaricino di Badu  ‘e Carros, iniziarono il 7 dicembre del 1983 a rifiutare il cibo, per protesta per “le condizioni disumane in cui vivevano, decisi a lasciarsi morire” (pag. 30). Dopo avere inutilmente tentato di dissuaderli, don Bussu compie il gesto clamoroso di consegnare al vescovo di Nuoro e all’agenzia giornalistica ANSA una lettera, nella quale comunica la decisione di interrompere il servizio pastorale al carcere finché non si instauri “un trattamento conforme ad umanità e sia assicurato il rispetto della dignità della persona come vuole l’articolo 1 dell’ ordinamento penitenziario del 1975” (pag. 19).

Un gesto che trova ampia risonanza  negli strumenti d’informazione e induce i vertici dello Stato a discutere del problema e trovare una soluzione.

Sorprendentemente,  la decisione di don Bussu, che, lungi dall’ appoggiare le attività sovversive che hanno condotto i sei detenuti al regime carcerario,  mira invece a mettere in pratica i princìpi del vangelo e ad applicare il diritto, ottiene anche l’effetto di indurre alcuni di questi reclusi a un profondo intimo cambiamento,  come riportato dall’ attività epistolare intercorsa in seguito col sacerdote.

Le conseguenze di quello che, nel proposito di don Bussu, fu solo un atto di equità e coscienza, andarono ben oltre le aspettative dello stesso e offrono all’attento cronista Luciano Piras lo spunto per una discussione,  tuttora aperta, riguardante i concetti di giustizia e diritto, il sistema carcerario italiano e gli aspetti più intimi della vita dell’ essere umano, nonostante le amare conclusioni,  che lasceremo alla curiosità del lettore,  presentate nella postfazione di Piero Mannironi, giornalista anch’egli, che pure ebbe modo di conoscere il sacerdote.

Il libro di Luciano Piras è un interessante spunto di riflessione e un reportage di anni difficili,  indelebili nel ricordo dei cittadini che ne furono spettatori,  così come dei protagonisti della vita politica e intellettuale dell’ epoca. Anni che dovrebbero costituire un monito, sembra essere l’implicito suggerimento, a non abbassare la guardia ed evitare di ricreare, ai giorni nostri, condizioni di vita che possano indurre alcuni a prendere esempio per riproporre soluzioni estreme come quelle che furono del terrorismo di allora.

 

Annalisa Soddu, 22 Marzo 2014

 

Piras

“Le storie di A” diventa ebook gratuito

“Le storie di A”, dalla fondazione alla fine del 2013, diventa ebook, in formato .pdf e in formato .epub , entrambi scaricabili gratuitamente tramite l’accesso ai rispettivi links.

Tutte le spiegazioni a questo fatto le trovate nell’introduzione; se l’idea vi piace, vi chiedo di fare beneficenza a chi volete voi. Io ho inserito due links a me graditi, ma non sono vincolanti.

Vi ringrazio tanto.

Le storie di A il meglio dal blog – formato .pdf – scaricabile gratuitamente; in cambio fate una donazione a qualche sito di utilità sociale, come la Fondazione Gocongo oppure Il Rifugio di Camilla

Le storie di A il meglio dal blog – formato .epub – scaricabile gratuitamente; in cambio fate una donazione a qualche sito di utilità sociale, come la Fondazione Gocongo oppure Il Rifugio di Camilla

Ti lasciai

Ti lasciai con rabbia,
col male della nostalgia a divorarmi.
Ti lasciai con dispetto,
matrigna avara di lavoro.
Ti lasciai con affetto,
col proposito di tornare.
Ti lasciai col timore
Del tremar della terra,
là dove ero diretta.
Arrivò l’alluvione …
Mi cacciasti per salvarmi,
aspra madre terra.

Annalisa Soddu 24 novembre 2013
Dedicata alla mia amata Sardegna, dopo l’alluvione del 19 novembre 2013

Sassolini

Sassolini bianchi
scintillano sotto la luna.
Preziose gemme lucenti,
fremono ai passi degli innamorati
che languidi si baciano.
Testimoni d’amore,
attendono i flussi delle maree
narranti d’altre storie.
E stanno lì, da secoli
per spiare nuovi amanti
e spanderne i profumi nell’eterno,
ripeterne i sussurri e i sospiri
e i baci farne risuonare
in un’eco infinita.

Annalisa Soddu 16 maggio 2013

Video su Youtube

PER TE

Una piccola poesia per te
che sei spuntato come un fiore in inverno
e hai sparso profumi negli anfratti della mia anima.
Un piccolo canto per te
andato a richiamare tesori sommersi
nel fondo degli abissi della mia vita.
Un piccolo amore per te
che nel mio cuore è scoppiato
e come un gioco pirotecnico multicolore
ha illuminato i miei sogni.

Ed è primavera.

Annalisa Soddu 12 ottobre 2012

(Selezionata per la pubblicazione nell’antologia “Tra un fiore colto e l’altro donato” vol. 10 parte prima, 2013 Aletti Editore).

Ragnatele

 

Mille volte scriverei il tuo nome su lastre d’argilla
graffiandovi le righe con le unghie.
La polvere rossa ai miei piedi
come sangue che stilla da esso,
come sudore dal mio volto teso a rileggerlo
per ore ed ore,
seduta sulla sabbia a capo chino
volutamente ignara dell’intorno;
col sole che scintilla tra i capelli,
sconvolti dal vento del timore di non averti MAI.
Sul ricordo di te lo sguardo ho perso,
sulla tua sagoma ho fatto scorrere le labbra
desiderose delle tue.
Ma solo il vento
e il vento – e ancora il vento
ricopre nome e sagoma e ricordo
di sabbia fine;
e trine di pensieri – come ragnatele –
lusingano le palpebre abbassate che, sorprese,
di nuovo si spalancano sul nulla.

Annalisa Soddu

(Segnalata al “Premio Nazionale Dino Tebaldi” 2012; pubblicata sull’ antologia “Viaggi Di Versi” n.82)